.

 
sgclandestino 
Circolo Tiburtino III
<%if foto<>"0" then%>
 
  Ultime cose
Il mio profilo
  Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom
  PD Tiburtino
PD Roma
PD Lazio
Partito Democratico
Sg Colli Aniene
Qualcosa di riformista
Aned
Amnesty International
Emergency
Beppe Grillo
  cerca






 

Diario | Documenti | Iniziative | Foto | Video | Impegnati tutto | Il PD |
 
Diario
19521visite.

3 giugno 2008

LEGALITÀ SÌ, FASCISMO NO


Da qualche tempo si respira una preoccupante aria di riorganizzazione delle formazioni politiche di estrema destra, sempre più visibili e aggressive nella modalità d’azione. Nel corso degli ultimi anni questo ha consentito loro di uscire da un “radicamento storico” all’interno di determinati quartieri della città.

Navigando nei siti web di queste organizzazioni di matrice fascista è facile imbattersi in frasi che hanno come contenuto primario il richiamo alla violenza. In alcuni di questi l’aggressività è vista come unica fonte di “comunicazione” e come unico mezzo per perseguire il proprio scopo politico; questo pensiero trova terreno fertile in molti ragazzi delle nostre periferie, i quali vedono nell’ ideologia fascista l’unica fonte di salvezza da un mondo che li emargina e non li rende partecipi delle trasformazioni.

Le nostre parole trovano riscontro nei fatti di cronaca cittadina come le vicende di Casal Bertone, le aggressioni davanti al “Qube”, gli attacchi premeditati di Villa Ada, gli episodi razzisti al Pigneto, l’aggressione ad un conduttore di Radio ‘deegay’ e infine la gratuita e intollerabile aggressione del 27 maggio alla “Sapienza”. Per non parlare del clima che da qualche anno si respira nella consulta provinciale degli studenti liceali, dove il gruppo estremista del “blocco studentesco” impedisce qualsiasi forma di dialogo costruttivo.

Il Fascismo è un attentato alla Costituzione e ai principi democratici:

- è vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista (XII disposizione finale e transitoria della Costituzione);

- sono proibite le associazioni segrete e quelle che perseguono, anche indirettamente, scopi politici mediante organizzazioni di carattere militare (art.18 comma II - Costituzione);

- in attuazione della XII disposizione della Costituzione la Legge del 20 giugno 1952, n.645 anche detta “Legge Scelba”, sancisce il reato commesso da chiunque fa propaganda per la costituzione di un’associazione avente le caratteristiche e perseguente le finalità di riorganizzazione del disciolto partito fascista, oppure da chiunque pubblicamente esalta esponenti, principi, fatti o metodi del fascismo. Altresì è reato quando un gruppo di persone non inferiore a cinque persegue finalità antidemocratiche proprie del partito fascista esaltando o usando la violenza come metodo di lotta politica o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza.

Chiediamo:

  • Che la lotta al fascismo non sia contrastata più, come in passato, attraverso altra violenza, ma per mezzo di vie legali e giuridiche;
  • Più sicurezza, data da un maggiore interessamento da parte delle forze dell’ordine, le quali hanno il compito di tutelare il cittadino, come individuo libero di essere, ed inoltre di far rispettare le leggi tuttora in vigore in merito alla propaganda fascista;
  • Un maggiore impegno da parte di tutte le Istituzioni nel ricordare la storia e far luce sulla nascita di determinati ideali che ledono ai diritti costituzionali.

ATTRAVERSO QUESTO DOCUMENTO ESPRIMIAMO LA NOSTRA SOLIDARIETÀ A TUTTE LE PERSONE CHE NEGLI ANNI SONO STATE VITTIME DELLA CODARDA VIOLENZA FASCISTA.




permalink | inviato da sgclandestino il 3/6/2008 alle 11:32 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

6 settembre 2007

Festa de L'Unità




Festa dell'Unità della Sezione DS Tiburtino-Verderocca
7-16 Settembre 2007 - Parco de l'Unità, Via del Frantoio
http://pdtiburtino.ilcannocchiale.it


Programma:

Domenica 9 settembre - ore 20.00
"Verso il 14 ottobre...nasce il Partito Democratico"
Introduce:
Emiliano Sciascia - Sezione DS Tiburtino Verderocca

Intervengono:
Walter Tocci-  Parlamentare Ulivo
Micaela Campana- Responsabile Organizzazione DS Roma


Lunedi 10 settembre - ore 20.00
"Vivere il diritto alla casa"

Introduce:
Roberto Caretta - Segretario Sezione DS Tiburtino - Verderocca

Intervengono:
Luca Petrucci - Presidente Ater
Claudio Minelli - Assessore al Patrimonio Comune di Roma
Palmino Ferrante - Lista Civica per Veltroni V Municipio
Massimo Caprari - Presidente Consiglio V Municipio


Martedi 11 settembre -
ore 20.00
"Lavoro e nuovi lavori"
Introduce:
Lauretta Morelli - Sezione DS Tiburtino-Verderocca

Intervengono:
Achielle Passoni - Responsabile Organizzazione Nazionale Cgil
Enrico Ceccotti - Forum Lavoro Lazio
Walter Schiavella - Segretario regionale Cgil
Marco Miccoli - Responsabile Lavoro DS Roma


Giovedi 13 settembre - ore 20.00
"Verso il 14 ottobre...nasce il Partito Democratico"

Dibattito con:
Anna Finocchiato - Capogruppo Ulivo Senato


Venerdi 14 settembre - ore 20.00
"Pier Paolo Pasolini: la periferia fa cultura"

Introduce:
Emiliano Sciascia - Sezione DS Tiburtino Verderocca

Intervengono:
Silvio Di Francia -  Assessore Cultura Comune di Roma
Gianni Borgna - Presidente Auditorium
Micaela Campana - Responsabile Organizzazione DS Roma


Domenica 16 settembre - ore 20.00
"Verso il 14 ottobre...nasce il Partito Democratico"

Introduce:
Debora Urselli - Sezione DS Tiburtino Verderocca

Intervengono:
Massimo Pompili -  Vicepresidente Regione Lazio
Roberta Agostini - Consigliere DS Provincia di Roma
Pino Battaglia - Capogruppo Ulivo Comune di Roma
Ivano Caradonna - Presidente V Municipio

Ore 23.30

Saluto di:
Mario Ciarla - Segretario DS Roma
Daniele Ozzimo - Segretario DS Tiburtina
Ivano Caradonna - Presidente V Municipio
Roberto Caretta - Segretario DS Tiburtino - Verderocca
Domenico Gallucci - Presidente Margherita V Municipio
Claudio Fanasca - Segretario Margherita V Municipio




permalink | inviato da sgclandestino il 6/9/2007 alle 15:56 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa

29 agosto 2007

Welfare e Lavoro


Siamo oggi in presenza di un fenomeno storicamente inedito: a differenza di tutte le generazioni precedenti non esiste più un’aspettativa di miglioramento per le future generazioni, ma anzi un timore diffuso che deriva dalla convinzione di trovarci ormai di fronte alla prospettiva di un significativo peggioramento delle condizioni di vita future in un mondo di incertezze e timori, sovrastato da pericoli e rischi globali. Questa insicurezza nasce dagli eventi, in particolare economici, che hanno caratterizzato negli ultimi anni lo sviluppo dell’Italia e del mondo che ci circonda.
Il nostro paese è oggi in balia della globalizzazione, un fenomeno che di per se può essere assimilato ad un’enorme onda e l’unica alternativa che pone è quella di essere cavalcata o di esserne travolti.

L’Italia ha attualmente enormi difficoltà a cogliere in maniera puntuale le grandi opportunità che la globalizzazione ci mette a disposizione. Le motivazioni di questa inadeguatezza vengono da lontano. Storicamente il nostro è stato un paese con un tessuto produttivo fortemente frammentato. Tante imprese di cui la grandissima parte di piccole dimensioni, con un’inclinazione quasi esclusivamente verso il mercato interno e senza alcuna ambizione ad esplorare altri mercati. La competitività, sia sul piano locale che su quello internazionale, è sempre stata ricercata più attraverso mere politiche di costi, piuttosto che attraverso la creazione di valore aggiunto nel prodotto offerto. In queste tendenze si spiegano le sempre scarse risorse impegnate nella ricerca di produzioni di qualità.
La qualità, soprattutto nel breve periodo, costa. Sono necessari spesso investimenti nella ricerca e capacità di rischiare e di mettersi in discussione, caratteristiche che raramente sono state proprie della classe imprenditoriale italiana. Ma i nodi vengono al pettine. Se nel breve periodo la ricerca della qualità può rappresentare un impegno molto oneroso, è ormai dimostrato come nel medio-lungo periodo essa sia uno dei fondamentali fattori di successo per qualsiasi tipo di produzione, sia di prodotti che di servizi.
Ma le colpe, oltre che alla classe imprenditoriale di questo paese, vanno anche imputate alle politiche pubbliche degli ultimi decenni. Rarissime sono state le politiche messe in campo per modificare questo tipo di filosofia, spesso anzi essa è stata incoraggiata. L’assistenzialismo è stato una delle parole d’ordine dei governi precedenti agli anni ’90. In queste condizioni, di fronte alla globalizzazione l’Italia si è dunque trovata spaesata, trasformando per il nostro paese quelle che sarebbero potute essere grandi opportunità, in pericolosi cambiamenti. Le opportunità diventano dei pericoli solo per chi non è in grado di coglierle e questa è la condizione nella quale si è trovato il nostro paese all’inizio degli anni ‘90.

Proprio in quel periodo si sono manifestati degli elementi di rottura, primo fra tutti la profonda modificazione dell’assetto istituzionale del paese col passaggio al bipolarismo. Esso ha, infatti, portato ad una maggiore competizione tra le forze in campo, con la conseguenza di una maggiore e più qualitativa ricerca di soluzioni che potessero permettere un più elevato sviluppo dell’Italia. La definizione di nuovi paradigmi economici non ha portato, però i miglioramenti di cui avremmo bisogno. Negli anni in cui è stato al governo, lo schieramento di centrodestra si è caratterizzato per un liberismo d’accatto, basato su un superficiale scimmiottamento del sistema economico statunitense (un sistema che al giorno d’oggi mostra tra l’altro crepe sempre più profonde), tentando di introdurne alcuni elementi senza peraltro inserire fattori di regolamentazione fondamentali coma la rigida normativa Antitrust presente negli USA (basta vedere quello che è successo alla Microsoft). Alla luce di questi tentativi si può oggi senza dubbio affermare che in Italia una vera scuola di liberisti non esiste nello schieramento di centrodestra, e che quello che da molti è chiamato "liberismo" non è altro che una ricetta malata che mette insieme la difesa di forti interessi, deregolamentazione mirata solo a quei settori che favoriscono i già forti poteri economici ed una visione della società rigidamente divisa in caste sociali e reddituali, con il populismo come coperta di questa visione dello sviluppo.

Anche lo schieramento di centrosinistra ha però evidenziato negli anni di governo tutte le sue difficoltà, sia nel campo dell’elaborazione che in quello dell’applicazione, a definire un efficace modello di sviluppo. Troppo spesso ci si è affidati a, peraltro spesso validi, singoli provvedimenti con una troppo rarefatta visione più complessiva dello sviluppo nel nostro paese.
La forte attitudine all’importanza delle politiche sociali si è troppe volte scontrata con una mancata visione del modello di sviluppo del nostro paese. Senza definire un reale modello di sviluppo economico si rischia di costruire un sistema del nostro stato sociale non organico alla realtà del nostro paese e di vanificare la piena efficacia dei provvedimenti adottati.
Per affrontare la sfida globale (per la quale siamo già in grave ritardo), dobbiamo necessariamente portare ad evoluzione i tradizionali paradigmi sui quali si basa la produzione in Italia. Le semplici politiche di prezzo sono oggi inefficaci, vista l’invincibile concorrenza, su questo piano, di paesi come India o Cina. La capacità del nostro paese deve essere quella di concentrare maggiormente le imprese del nostro tessuto produttivo, incoraggiando fusioni, partnership e consorzi.
L’integrazione di tutti gli attori che fanno parte del sistema paese (pubblici e privati) diviene presupposto fondamentale per costruire una solidità che ci permetta di reggere l’urto delle superpotenze economiche di nuovo sviluppo. Per il successo di queste politiche fondamentale deve essere il ruolo dell’Europa ed il nostro contributo deve essere sempre maggiore per arrivare sempre più verso una compiuta integrazione politica ed economica di ambito europeo.

Vista l’attuale condizione nella quale ci troviamo, senza questi presupposti, diviene dura per il nostro paese riuscire a cogliere al meglio le grandi opportunità della globalizzazione e a costruire incisive politiche della qualità. Oggi come non mai c’è bisogno di pesanti investimenti. Investimenti in infrastrutture per sviluppare al meglio le potenzialità delle aziende italiane, nelle politiche energetiche ed ambientali per ottenere una forte solidità in un settore tanto strategico e per porre le basi di uno sviluppo sano, nella pubblica amministrazione per renderla più adeguata ad essere un reale fattore di sviluppo del paese e non di freno, nelle generazioni più giovani che saranno le gambe sulle quali il paese dovrà correre per affrontare questo complessissimo contesto nei prossimi anni, nella ricerca, nella formazione.
Senza forti investimenti in questi campi rischiamo di non recuperare il terreno già perso e di retrocedere ancora.
I principi ispiratori della "Strategia di Lisbona", troppo frettolosamente cestinata, per il nostro paese devono essere le direttrici lungo le quali promuovere lo sviluppo nei prossimi anni.
La sfida è enorme, complessa ed incerta, ma è l’unica via per un benessere duraturo.

SG TIBURTINA




permalink | inviato da sgclandestino il 29/8/2007 alle 13:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (10) | Versione per la stampa

27 agosto 2007

IL PD PER L’UNIVERSITA’


La grandezza di una nazione traspare anche da quanto essa coltiva le scienze e le arti. Di queste, l’università è la culla.  Essa è il terreno fertile per la nascita e la crescita delle innovazioni, delle idee e dell’arte.

L’Italia, patria di grandi ed illustri studiosi, sconta, oggi, un grave ritardo nel mondo della ricerca e dell’insegnamento. Il nostro sistema universitario è obsoleto, farraginoso, auto-referenziale; incapace di competere con i grandi atenei internazionali; incrostato di rendite e privilegi; poco attraente per gli studenti stranieri.

Il problema più rilevante è senz’altro la carenza di fondi. Mancano soldi da destinare alla ricerca, a volte non sono neanche sufficienti a coprire le spese correnti. Molti atenei si sono indebitati.
 
    Vogliamo un cambio di prospettiva: più soldi, per avviare progetti di ricerca importanti. Stipendi più alti e ambienti più stimolanti per i ricercatori, così da invogliare chi di essi intendeva emigrare all’estero a lavorare in Italia; attrarre ricercatori stranieri di alto livello. 
     
     Vogliamo riorganizzare il sistema universitario per impedire che le maggiori risorse vengano sprecate attraverso nepotismi e baronati. Le cattedre devono essere assegnate a chi si sia distinto per merito e talento, non per il cognome o la parentela. Chi fa ricerca va premiato ed incoraggiato; chi si limita a godere della rendita che la sua posizione gli concede va allontanato.

      Vogliamo che le università diventino dei poli di ricerca a cui il tessuto imprenditoriale locale possa appoggiarsi. Sogniamo un interscambio continuo fra imprese e università attraverso incentivi e agevolazioni. Questo garantirebbe fondi per la ricerca ed innovazione per le aziende. 

      Vogliamo che le risorse siano concentrate sui centri di eccellenza, evitando la dispersione e la cattiva gestione dei fondi. Chi fa ricerca, chi garantisce la qualità dell’insegnamento, deve poter godere di maggiori risorse.

     Vogliamo premiare il merito. Lo studio, l’impegno, la passione, devono tornare ad essere canali di crescita e riscatto sociale. Ad ogni ragazzo, figlio di medici od operai, devono essere garantite le stesse possibilità, come la nostra costituzione impone. Lo studente deve essere aiutato in primis attraverso misure per il diritto allo studio (borse di studio, campus universitari dotati di alloggi studenteschi etc.), in secondo luogo aiutandolo ad orientarsi nel panorama dei corsi di laurea, razionalizzando l’offerta, rendendola più trasparente, limitando la proliferazione delle università ed in particolare di quelle telematiche, spesso di scarsa qualità, tutelando il valore del titolo di studio.
 
      Vogliamo incentivare la mobilità, sia all’interno che all’esterno del nostro paese, specie attraverso le iniziative del programma Erasmus, al quale destinare sempre maggiori risorse. Al tempo stesso cercare di attrarre studenti talentuosi dall’estero, perché un ambiente stimolante accresce la qualità dell’apprendimento

      Vogliamo restituire qualità e ordine ai corsi di laurea facendo leva anche sul numero programmato perché sia garantito uno standard ambientale all’interno delle sedi, un corretto rapporto professori/studenti e siano incoraggiati questi ultimi ad impegnarsi nello studio.

      Vogliamo, infine, incentivare l’iscrizione degli studenti nelle facoltà scientifiche, troppo trascurate ma così necessarie per lo sviluppo economico del nostro paese.

SG TIBURTINA




permalink | inviato da sgclandestino il 27/8/2007 alle 12:58 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (14) | Versione per la stampa

23 agosto 2007

Il problema fuorisede

Uno stato civile, avanzato e che investe sulla cultura, sul sapere come valore aggiunto di una società, non solo dal punto di vista della produzione di alta qualità, non può non occuparsi del modo in cui si sostanzia, nelle diverse realtà territoriali, il diritto allo studio garantito ad ogni giovane che ha scelto un percorso di studi ed una città per portarlo a termine.

In questo senso è necessario, fra le molte altre cose che riguardano il sistema universitario italiano, occuparsi della questione degli studenti fuorisede: giovani che, per studiare particolari materie o per effettuare gli studi in università prestigiose, sono disposti ad allontanarsi dalla loro città cambiando radicalmente vita.

Quali garanzie sono a disposizione di questi studenti? quali certezze? quali informazioni vengono fornite dagli atenei o dalle stesse amministrazioni locali? quale supporto trovano?
L'offerta di tutta quest’importante gamma di servizi ed informazioni, tutele e vantaggi, che pure dovrebbero accompagnarsi alla normale offerta formativa, sono il più delle volte carenti o del tutto assenti.
I giovani studenti fuorisede sono pressoché allo sbaraglio, soli di fronte ad una nuova realtà, spesso più complessa di quella originaria.
In un contesto simile è facile che si verifichino abusi, trattamenti poco piacevoli. Ed è ciò che puntualmente avviene, con particolare riferimento al mercato in nero degli affitti che, ad esempio a Roma, rappresenta quasi un monopolio, spesso tollerato dai governi locali e nazionale. Dietro questa situazione, che produce ogni anno le proprie "vittime", si scopre un universo di leggi non applicate o del tutto mancanti, un vuoto legislativo su tutto il piano del mercato dell'affitto per immobili. Italiani proprietari di case, per fortuna...

Eppure si sente la mancanza di un sano e regolato mercato dell'affitto, che veda rinascere politiche che incentivino di nuovo la costruzione, come è stato negli anni 50-60, con accordi per la calmierazione dei prezzi e l'uso di contratti tipici. Manca questa politica, ed a farne le spese sono gli studenti, che vedono una sostanziale compressione del loro diritto allo studio. È chiaro, infatti, che uno studente costretto a spendere molti soldi per vivere in una stanza singola, oppure costretto a vivere male per risparmiare su un conto troppo alto per le proprie tasche, è meno tutelato di uno studente che continua l'università stando a casa propria. E se uno studente, per esempio di Roma, trova incentivi, più difficile che gli stessi incentivi vengano forniti a persone non residenti (spesso forzatamente costrette a rimanere tali) che non risultano, non esistono e non votano...

Molte realtà hanno saputo realizzare un tessuto di tutele ed incentivi adeguato, hanno saputo parlare con i proprietari per garantire nella trasparenza un alloggio agli studenti ed un giusto compenso al locatario. Ma altre città, come Roma, vivono invece una situazione di disagio.

Sia a livello territoriale che a livello nazionale, servono nuove risposte, nuove iniziative, forti, decise a risolvere un nodo assai annoso. A livello nazionale, anche perchè la questione degli affitti ormai non riguarda i soli studenti fuori sede ma colpisce spesso famiglie giovani o persone sole, magari lavoratori precari e single (un’incredibile sfortuna!). A livello locale, perchè molti incentivi, molte garanzie e soprattutto una base informativa solida possono essere realizzate con le forze congiunte di regioni, province e città, senza un più difficile intervento nazionale.

Aspettiamo il PD, nuova formazione, più forte, più rappresentativa e più attenta a queste tematiche, che sappia agire con forza, abbattendo un muro di disinteresse e di lassismo che finora ha sbarrato la strada verso un sostanziale miglioramento delle condizioni degli studenti fuorisede. 

SG TIBURTINA




permalink | inviato da sgclandestino il 23/8/2007 alle 11:23 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

23 agosto 2007

La questione nomadi

Con gli ultimi avvenimenti a Genova, a Roma e nel salernitano, capitati in rapida successione, la questione dei nomadi è stata messa, per alcuni giorni, sotto i riflettori nazionali. Tg, giornali, programmi televisivi ne hanno parlato. Ma come spesso accade le luci dei riflettori si spengono in fretta, non appena il caso non fa più notizia…nel caldo dell’estate, si torna a parlare volentieri di alte pressioni e cuccioli abbandonati sull’autostrada.

Eppure il problema della presenza dei nomadi in Italia è un problema difficile e antico. Per essere più precisi il vero problema non è affatto la loro presenza, quanto piuttosto come gestirla pacificamente e realizzare una civile convivenza con queste popolazioni, spesso fra di loro diversissime, accomunate sovente dal solo pregiudizio dell’uomo bianco di razza italica.

Si sente parlare di diverse soluzioni, tutte più o meno indirizzate alla nuova “soluzione finale”: l’integrazione. Ma mettiamoci un attimo nei loro panni: e se non volessero integrarsi? Se l’integrazione, spesso pressoché forzata, costituisse per queste persone una violenza, una rinuncia ai loro modi di vita, alle loro tradizioni? E se volessero comunque abitare il nostro territorio (ma la terra è di tutti, ndr) senza doversi per forza integrare? Come dovrebbe rispondere un paese civile e democratico?

Altro termine chiave che spesso viene usato un po’ dappertutto è tolleranza. Si sa, però, che il termine tolleranza è quasi un termine razzista, in quanto sottintende che chi lo usa ritiene che ciò che viene tollerato è un di più che non dovrebbe esistere però…pazienza…
Il problema sta in questi due termini dell’italiano: tolleranza e integrazione, termini arroganti, che vengono direttamente dalla voce del padrone. Debbono assolutamente essere sostituiti. Le parole chiave sono: rispetto e convivenza. Si tratta, come si intende facilmente, di una questione culturale che riguarda principalmente noi italiani.

Scendendo nel particolare di ciò che si potrebbe fare: le città che ospitano questi campi nomadi, spesso senza controllo, dovrebbero curarsi di individuare le diverse etnie, i diversi gruppi e le diverse culture. Principalmente, operata questa distinzione, si dovrebbe aver cura di non piazzare negligentemente due popolazioni che si fanno la guerra da 700 anni nello stesso campo da 500 metri quadrati con soli due servizi e cucina in comune. È inevitabile, ed è inutile lamentarsi alla fine, che quelli la notte stessa trasformano il pur raro campo attrezzato in una nuova rovina romana. Poi bisognerebbe avere cura di realizzare campi piccoli e distribuiti uniformemente nella città, per migliorare il controllo, rendere più semplice la convivenza con le popolazioni locali e non concentrare i campi nelle solite periferie. Se si facessero queste poche cose il problema si avvierebbe verso la soluzione. Non bisogna dimenticare di incentivare, (quando è possibile e quando tutti sono d’accordo) l’integrazione con quei gruppi che vogliono in effetti cambiare stili di vita, salvaguardando questi soggetti da abusi e da maltrattamenti da parte dei loro, senza dimenticare un supporto fondamentale di scuole e enti locali (piccolo esempio del perché si tratta comunque di un problema culturale: bambini ROM in una scuola, le italianissime mamme non mandano più i loro bambini in quella scuola; hai voglia a parlare di integrazione, e poi chi è che si dovrebbe convincere? loro? come a dire: sono solo loro che si debbono integrare? si capisce subito che cosi non si va lontano). E poi finalmente punire, ebbene si, tutti i malfattori che grazie alla particolare condizione di mancanza di documenti, domicili ecc ecc, si danno ad ogni genere di ruberia e misfatto.

Speriamo però di non sentire più cose tipo “nomadi oltre il GRA, grande ghetto, ecc…”, cose che non fanno proprio al caso nostro.

Speriamo che una parola di certezza in risposta a questa problematica venga dal PD, che sappia intanto portare avanti una battaglia culturale seria, in modo da far conoscere la realtà che si nasconde dietro il generico campo nomadi, e che sappia anche, una volta trovata la chiave di volta che dia una lettura attenta di una realtà tanto complessa, agire in modo da rendere la nostra esistenza e la loro esistenza più facile, meno ricca di paure e corrisposti risentimenti, nella pacifica convivenza e nel reciproco rispetto.

SG TIBURTINA




permalink | inviato da sgclandestino il 23/8/2007 alle 11:4 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa

23 agosto 2007

Legalità

La legalità è un tema di primaria importanza in un paese dove essa sembra esser stata svuotata di significato.
La volontà di tutti noi è che il PD rompa con il passato fatto di corruzione e clientelismo e che ponga come obbiettivo principale il rispetto della legalità da parte dei suoi membri soprattutto nel momento in cui ricoprano delle cariche istituzionali.
Quella della legalità dovrà essere la battaglia dei giovani. Tocca alla nostra generazione cancellare gli errori di chi ci ha preceduto e assumerci il compito di portare l’Italia al grado di efficienza e modernità che merita, per essere non solo rispettata a livello internazionale ma anche per divenire sempre più uno dei paesi guida all’interno dell’Unione europea.
Se non debelliamo l’illegalità (considerata alla stregua di una malattia) non cambieremo, in concreto, nulla nel nostro paese.

Espongo due questioni di particolare importanza indicatori dello stato di illegalità che perdura in Italia:
1) la questione dei parlamentari condannati in via definitiva che rappresentano gli italiani al Senato della Repubblica, alla Camera e al Parlamento europeo;
2) la questione dell’abusivismo edilizio, problema cruciale non abbastanza contrastato dalle istituzioni.

Parlamentari condannati in via definitiva: il Parlamento pulito dovrebbe essere la battaglia principale di tutti gli italiani che rifiutano l’esistenza della situazione più assurda e vergognosa al momento presente in uno stato democratico, veder fatte le leggi da persone che le hanno infrante.
Ecco la lista dei 25 Parlamentari condannati in via definitiva dalla Cassazione.
(fonte: http://www.beppegrillo.it/documenti/parlamento_pulito.pdf )

* Massimo Maria Berruti (Deputato FI):
8 mesi definitivi per favoreggiamento nel processo tangenti Guardia di Finanaza;

* Alfredo Biondi (Deputato FI): 
2 mesi patteggiati per evasione fiscale a Genova, sentenza revocata il 28 settembre 2001 per intervenuta abrogazione del reato;

* Vito Bonsignore (Eurodeputato Udc ):
2 anni definitivi per tentata corruzione appalto ospedale Asti;

* Mario Borghezio (Eurodeputato Lega Nord):
condannato in via definitiva per incendio aggravato da “finalità di discriminazione”, per aver dato fuoco ai pagliericci di alcuni immigrati extracomunitari che dormivano sotto un ponte di Torino, a 2 mesi e 20 giorni di reclusione commutati in 3.040 euro di multa;

* Umberto Bossi (Eurodeputato e segretario Lega Nord):
8 mesi definitivi per tangente Enimont;

* Giampiero Cantoni (Senatore FI):
come ex presidente della Bnl in quota Psi, inquisito e arrestato per corruzione, bancarotta fraudolenta e altri reati, ha patteggiato pene per circa 2 anni e risarcito 800 milioni;

* Enzo Carra (Deputato Margherita):
1 anno e 4 mesi definitivi per false dichiarazioni al pm su tangente Enimot;

* Paolo Cirino Pomicino (Eurodeputato Udeur):
1 anno e 8 mesi definitivi per finanziamento illecito Enimont, 2 mesi patteggiati per corruzione per fondi neri Eni;

* Marcello De Angelis (Senatore AN):
condannato a 5 anni di carcere per banda armata e associazione sovversiva come elemento di spicco del gruppo neofascista Terza Posizione;

* Sergio D‘Elia (Deputato Rosa nel Pugno):
condannato definitivamente a 25 anni per banda armata e concorso in omicidio per aver fatto parte del vertice di Prima Linea e aver partecipato alla progettazione dell’assalto al carcere fiorentino delle Murate in cui, il 20 gennaio 1978, fu ucciso l’agente Fausto Dionisi. Appena eletto deputato, è stato subito nominato dall’Unione segretario della Camera;

* Marcello Dell’Utri (Senatore FI e Membro del Consiglio d’Europa):
condannato definitivamente a 2 anni per frode fiscale e false fatturazioni a Torino (false fatture Publitalia; ha patteggiato 6 mesi a Milano per altre vicende di false fatture Publitalia;

* Antonio del Pennino (Senatore FI):
2 mesi e 20 giorni patteggiati per finanziamento illecito Enimont; 1 anno 8 mesi e 20 giorni patteggiati per i finanziamenti illeciti della metropolitana milanese;

* Gianni De Michelis (Eurodeputato Nuovo Psi):
1 anno e 6 mesi patteggiati a Milano per corruzione per le tangenti autostradali del Veneto; 6 mesi patteggiati per finanziamento illecito Enimont;

* Gianstefano Frigerio (Deputato FI):
condannato a Milano a oltre 6 anni di reclusione definitivi per le tangenti delle discariche (3 anni e 9 mesi, corruzione) e per altri due scandali di Tangentopoli (2 anni e 11 mesi per concussione, corruzione, ricettazione e finanziamento illecito);

* Daniele Farina (Deputato Prc):
condannato per fabbricazione, detenzione e porto abusivo di ordigni esplosivi, resistenza a pubblico ufficiale, lesioni personali gravi e inosservanza degli ordini dell’autorità;

* Lino Jannuzzi (Senatore FI):
condannato definitivamente a 2 anni e 4 mesi per diffamazioni varie, è stato graziato dal capo dello Stato proprio mentre stava per finire in carcere;

* Giorgio La Malfa (Deputato Pri, Ministro Politiche Comunitarie):
condanna definitiva a 6 mesi e 20 giorni per finanziamento illecito Enimont;

* Roberto Maroni (Deputato Lega Nord e Ministro del Lavoro):
condannato definitivamente a 4 mesi e 20 giorni per resistenza a pubblico ufficiale durante la perquisizione della polizia nella sede di via Bellerio a Milano;

* Giovanni Mauro (Senatore FI):
condannato per diffamazione aggravata;

* Domenico Nania (Senatore AN ):
condannato per lesioni volontarie personali;

* Aldo Patricello (Udc):
condannato per finanziamento illecito;
     
* Egidio Sterpa (Deputato FI):
condannato a 6 mesi definitivi per tangente Enimont;

* Antonio Tomassini (Senatore FI):
medico chirurgo, condannato in via definitiva dalla Cassazione a 3 anni per falso;

* Vincenzo Visco: (Deputato Ds):
condannato definitivamente dalla Corte di Cassazione nel 2001 per abusivismo edilizio, per via di alcuni ampliamenti illeciti nella sua casa a Pantelleria: 10 giorni di arresto e 20 milioni di ammenda . Più “l’ordine di riduzione di pristino dei luoghi”. Cioè la demolizione delle opere abusive;

* Alfredo Vito: (Deputato FI):
2 anni patteggiati e 5 miliardi restituiti per 22 episodi di corruzione a Napoli.

Questa è solo la lista dei parlamentari con condanna definitiva ma si dovrebbe fare anche quella di coloro che hanno ancora cause pendenti.
In un’intervista televisiva Silvio Berlusconi aveva dichiarato che un parlamentare che fosse oggetto di condanne definitive a suo carico avrebbe dovuto avere il buon senso di dimettersi dalla carica. Strano, visto che la maggioranza di deputati e senatori condannati fanno parte di FI!

Questione dell’abusivismo edilizio:

La principale forma di illegalità nel nostro paese è quella dell’abusivismo edilizio. Quest’ultimo a causa dell’inefficienza delle amministrazioni locali che nella maggioranza dei casi sono coinvolte nelle opere abusive ha causato gravi danni al territorio italiano.
In Italia l’abusivismo edilizio ha assunto proporzioni di impraticabile paragone con altre realtà continentali, giungendo ad assumere una rilevanza sociale allarmante ma percepita invece ai limiti dell’ordinarietà. E la stessa percezione di illegalità del fenomeno, dato l’elevato numero di nuclei familiari che vi hanno o vi hanno avuto coinvolgimento, è considerata talmente tenue, che il reato connesso non comporta reazioni di riprovazione sociale per rilevanti quote della popolazione.
Bisogna distinguere tre tipi di abusivismo: 1) l’abusivismo vero e proprio; 2) abusivismo legalizzato; 3) edilizia semilegale, o solo formalmente legale.

* Abusivismo vero e proprio: edifici realizzati in totale assenza di concessione edilizia, in genere su aree dove gli strumenti urbanistici non ne consentirebbero comunque il rilascio. È un fenomeno esploso nelle periferie cittadine nel dopoguerra, ed è innegabile che, in buona misura, abbia costituito una risposta emergenziale alla necessità di abitazioni degli strati più poveri della popolazione inurbata. Lo stato avrebbe dovuto successivamente vigilare sulla questione ma l’inefficienza pubblica ha portato ad uno sviluppo ancora maggiore dell’abusivismo (l’inefficienza dei nostri governi succedutisi dal dopoguerra ad oggi ha portato anche allo sviluppo della criminalità organizzata).
Per fare un esempio concreto di zone colpite da feroce abusivismo possiamo indicare: la via Prenestina a Roma, l’area Vesuviana, Ischia e Capri, i Campi Flegrei, l’agro nocerino-sarnese e mille altri luoghi che sono stati massacrati assieme a centinaia di Km di coste, da questo fenomeno incivile.
Caso paradigmatico quello del Monte Argentario dove nel 74 le denunce del WWF portarono alla scoperta di centinaia di edifici abusivi che nell’insieme stavano trasformando il promontorio in una sola lottizzazione abusiva. E qui più che altrove è apparsa con chiarezza la mistificazione demagogica messa in atto da chi (politici ed amministratori in primo luogo) ha cercato di spacciare per piccolo abusivismo dei contadini locali quel che invece era la costruzione di vere e proprie ville (o embrioni di esse), da rivendere ad alto prezzo ad acquirenti esterni….

* Abusivismo legalizzato: ci si riferisce al frutto dei vari condoni sempre più simili ad una sanatoria permanente. La situazione è così peggiorata a causa soprattutto della diffusa convinzione che tutto prima o poi sarebbe stato sanato, anche gli abusi a venire. Non sto qui ad inserire le cifre ma è ben chiaro a tutti che il numero di abitazioni abusive in Italia è estremamente elevato.

* Edilizia semilegale, o solo formalmente legale: per edifici semilegali si possono intendere quelli realizzati in grave difformità dai progetti approvati, ovvero sulla base di progetti che non avrebbero potuto essere approvati (esempio classico: villette munite di “regolare” concessione edilizia, ma che nell’insieme formano una lottizzazione), per edifici solo formalmente legali si intendono invece quelli muniti di tutti i “pezzi di carta” necessari, ma che ugualmente sul territorio hanno un impatto devastante. Ed in quest’ultima categoria rientrano proprio le colate di cemento più inconsulte ed oltraggiose dall’ultimo dopoguerra.
  
L’indifferenza all’abusivismo ha portato alla creazione di numerosi edifici sulle coste (come l’ecomostro di Punta Perotti, un complesso di edifici costruiti sul lungo mare di Bari abbattuti nell’aprile 2006) e persino alla costruzione di edifici in aree ambientali protette. È per questo che chiediamo un maggiore interesse ai problemi reali del paese da parte del nascente PD e soprattutto una maggiore chiarezza nel divulgare le informazioni riguardanti ogni aspetto del nostro paese. La mancanza di chiarezza è la causa della disinformazione della maggioranza degli italiani e l’incompetenza dei nostri giornalisti la causa dell’assenza di una vera informazione, nessun giornale ha mai pubblicato, per intenderci, la lista dei parlamentari condannati in via definitiva. I giornali sono finanziati dallo Stato usando le nostre tasse, noi paghiamo un giornale più di una volta senza saperlo. 
Legalità deve essere un obbiettivo fondamentale che un partito nuovo deve saper perseguire senza finte sbandierate di facciata ma con seria concretezza affinché si sia in grado di presentarsi sulla scena politica nazionale con elementi di novità, serietà e soprattutto con un’idea nuova e più pulita, e forse già proprio per questo nuova, di fare politica.

SG TIBURTINA




permalink | inviato da sgclandestino il 23/8/2007 alle 10:12 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa

21 agosto 2007

Laicità, la sfida del PD

La guerra, il terrorismo, i cambiamenti climatici, la globalizzazione, l'immigrazione: oggi assistiamo sempre più ad ansie collettive; problematiche mondiali che spaventano la gente.
Il più delle volte la reazione popolare a ciò che sembra non razionale né logico, è un rifugio trascendentale nella religiosità.
Uno stato laico, invece, deve agire con le proprie forze consapevole che tutto dipenda dall’uomo e non da "Dio".

La laicità non si interpone soltanto come limite tra stato e religioni.
Laicità significa non solo rispetto ma anche ascolto delle diverse fedi presenti nel nostro paese.
In Italia come in altri paesi sono ormai presenti più religioni, frutto delle attuali immigrazioni e di un mondo in continuo movimento.
Infatti, si parla di stati multi-etnici e multi-culturali.
Dobbiamo vivere questa situazione in modo positivo come un arricchimento personale e collettivo. Non avere un approccio discriminatorio nel quale si chiama la religione a supporto delle proprie fobie e dei propri disegni politici.
In questo modo si rischia di trasformare la religione in una componente identitaria di pochi.

Stabilire un patto, basato su diritti e doveri, che regoli il rapporto più ampio tra religioni e stato e non solo tra stato e chiesa cattolica come purtroppo oggi possiamo notare.
Azzardare quindi una modifica del Concordato, rivedere quest'ultimo con un'ottica più pluralista: tenendo conto dell’esistenza di religioni diverse da quella cattolica.

Riconoscere e tutelare le unioni di fatto; concedere diritti e doveri alle coppie stabilmente conviventi, etero o omosessuali.

Non ostacolare la ricerca scientifica con tesi religiosamente fondamentaliste, bisogna piuttosto credere nel progresso e avere fiducia nel futuro.

Introdurre nell'orario scolastico l'apprendimento di tutte le religioni.
Sostituire quindi all'ora facoltativa di insegnamento cattolico, un'ora obbligatoria in cui si apprendano i caratteri generali di tutte le fedi.

Queste sono tematiche su cui l'Ulivo oggi e il Partito Democratico domani dovranno individuare soluzioni avanzate e condivise.
Per far questo occorre riconoscere i valori delle fedi e delle culture e promuovere il dialogo al fine di trovare veri punti di incontro.
Non ci possiamo accontentare di imporre leggi su tematiche “sensibili”, come i diritti civili, con maggioranze risicate.

SG TIBURTINA




permalink | inviato da sgclandestino il 21/8/2007 alle 14:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (8) | Versione per la stampa

17 agosto 2007

...GIRA IL MONDO, GIRA...


Festa dell'Unità a Tiburtino III


    Costruiamo insieme
    una nuova storia


dal 7 al 16
SETTEMBRE
"Parco de L'Unità"
Via del Frantoio




permalink | inviato da sgclandestino il 17/8/2007 alle 9:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

12 agosto 2007

Ricerca e innovazione: priorità per il PD

“Investire nella ricerca”
“Arrestare la fuga dei cervelli”
“Sostenere i ricercatori meritevoli”

Sono alcuni dei leit motive che si sentono ricorrenti in campagna elettorale. Purtroppo spesso sono solo parole che non si traducono in fatti, non cogliendo l’importanza di un atto del genere. Investire nella ricerca vuol dire guardare al futuro, mandare avanti il paese, dare una possibilità ai giovani che vogliono cimentarsi in questo campo. Possibilità che oggi è in pratica preclusa o quasi. Innanzi tutto, per un laureato in materie scientifiche, attualmente, scegliere la strada della ricerca è un sacrificio economico, in quanto lavorare con aziende private, magari impiegando le proprie conoscenze in settori diversi rispetto alla propria qualifica, è sicuramente più remunerativo. La scelta, quindi, soprattutto per chi non viene da una famiglia agiata, è spesso obbligata. L’unica strada percorribile, per chi vuole fare ricerca, è andare all’estero, dove i ricercatori sono trattati decisamente meglio, ed ecco che si verifica la citata “Fuga dei cervelli”.
Il caso più clamoroso è quello di Alessandra Lanzara presentato nell’Aprile del 2006 nella trasmissione “W la ricerca”, professoressa all'Università di Berkeley, cui è stato affidato un budget di 4 milioni di dollari per le sue ricerche nel campo dei superconduttori. In Italia avrebbe lavorato (con contratti annuali) in uno scantinato, per poche centinaia di euro al mese. Ma questo è solo un caso emblematico dello stato della ricerca in Italia. D’altronde i dati sono chiari: si investe meno dell’1% del PIL in ricerca, negli USA si arriva al 2,36%. Anche il piano di rientro dei cervelli sta fallendo, perché non basta dare qualche anno di contratto in più, quando non si forniscono materiali e strutture adeguate.

Inoltre, dopo che l’ultimo Governo Berlusconi ha tentato in pratica di cancellare la figura del ricercatore con il DDL Moratti, contestato largamente dagli universitari, docenti e studenti, l’attuale Governo, nonostante i buoni propositi non si vede nessun cambiamento sostanziale.
"I nostri ricercatori sono di assoluto valore mondiale, ma siamo agli ultimi posti in Europa in quanto a numero di ricercatori per milione di abitanti. E inoltre, il loro trattamento economico è un clamoroso oltraggio sociale al principio del merito: 800 euro per un dottorando, (i fortunati che hanno la borsa), 1100 per un assegnista di ricerca, 1200 per chi vince un concorso da ricercatore. Chi fa ricerca guarda al mondo intero come casa sua, e quindi deve andare dove lo portano i suoi interessi e la sua vocazione. Ma non deve scappare dall’Italia inseguito dal bisogno, perché i fondi per la ricerca sono scarsi e lo stipendio da fame.

L’annuncio di Prodi: "investiremo sui giovani", può essere davvero l’inizio di una svolta.
Sono parole del Ministro Mussi, (dopo l’annuncio del Presidente Prodi aumenteremo il numero dei ricercatori e aumenteremo i loro stipendi, fatto da Tokyo nell’aprile scorso).
Purtroppo la frammentazione dell’attuale maggioranza non ha aiutato.

Come giovani cittadini italiani, chiediamo garanzie sul nostro futuro, e quindi su ricerca e innovazione, affinché il Futuro sia realmente ai primi posti nella scala delle priorità del Partito Democratico.
Partito Nuovo, e non solo un nuovo partito, che deve rappresentare e dare rappresentanza ai giovani, portare avanti politiche di crescita, e che non può quindi non accogliere questo invito.
E' grazie alla ricerca che si possono sfruttare fonti energetiche alternative. E’ grazie alla ricerca che si possono curare malattie prima incurabili. E’ grazie alla ricerca che si può sperare di migliorare la qualità di vita delle persone. E’ grazie alla ricerca, quindi, che si possono attuare molte delle politiche delle quali hanno parlato i maggiori candidati alla guida di questo nuovo soggetto politico.
Noi crediamo che, se il Partito Democratico avrà la possibilità di governare, dovrà saper mettere in atto seriamente queste politiche di innovazione e di sviluppo per il Paese, improntando necessariamente anche eventuali alleanze di governo in questo senso.

SG TIBURTINA




permalink | inviato da sgclandestino il 12/8/2007 alle 20:22 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa
sfoglia
settembre